Il film noir americano (Gandini)

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Il film noir americano (Gandini) por Mind Map: Il film noir americano (Gandini)

1. Il noir e la critica

1.1. "Noir", categoria critica

1.2. 1946, Frank e Chartier

1.2.1. noir tende al realismo

1.3. 1955, Borde e Chaumeton "Panorama del film noir americano"

1.3.1. serie

1.3.2. atmosfera onirica

1.3.3. violenza, erotismo

1.3.4. varie influenze:

1.3.4.1. narrativa hard-boiled (soggetti)

1.3.4.2. psicanalisi (ambivalenza, motivazione criminale)

1.3.4.3. espressionismo tedesco (stile)

1.3.4.4. problemi del dopoguerra

1.3.5. Noir è sintesi di gangster, horror e poliziesco

1.4. Hirsch

1.4.1. genere

1.5. Schrader

1.5.1. stile

1.5.2. Due fasi (classico, e realismo del dopoguerra)

1.6. Noir è punto di convergenza di generi:

1.6.1. soluzioni formali dell'horror

1.6.2. iconografia e temi del poliziesco

2. Il noir e la letteratura di genere

2.1. Autori hard-boiled

2.1.1. realismo

2.1.2. brevità (esperienze giornalistiche)

2.1.3. coinvolti nei film

2.2. Hammet

2.2.1. "Il mistero del falco" (1941) di Huston

2.2.1.1. Sam Spade

2.2.1.2. Disorienta spettatore

2.2.1.3. onirismo, implausibilità

2.3. Chandler

2.3.1. "L'ombra del passato" (1944) di Dmytryk

2.3.1.1. racconto in flashback e soggettivo di Marlowe

2.3.1.2. Smarrimento senso di realtà

2.3.1.3. allucinazione

2.3.2. "Il grande sonno" (1946) di Hawks

2.3.2.1. vena ironica

2.3.2.2. digressioni

2.3.2.3. accentua intreccio enigmatico

2.3.2.4. accentua intreccio enigmatico

2.4. Cain

2.4.1. "La fiamma del peccato" (1944) di Wilder

2.4.1.1. racconto angosciato e soggettivo

2.4.1.2. incongruenza

2.5. Woolrich

2.5.1. incubo, follia, ambiguità, disorientamento

2.6. Gli adattamenti dei romanzi sono caratterizzati da:

2.6.1. allucinazione

2.6.2. onirismo

2.6.3. incongruenza

2.6.4. frammentazione

3. Il noir e il sogno

3.1. influenza della psicanalisi

3.2. associazione sogno e turbamento mentale

3.3. atmosfere oniriche

3.4. sogno è introdotto da soluzioni formali riconoscibili

3.5. confini tra sonno e veglia sono sfumati

3.6. 3 elementi con funzione onirica:

3.6.1. 1. riferimenti figurativi/verbali a sonno e sogno

3.6.2. 2. allusioni a squilibrio mentale dei personaggi

3.6.3. 3. apparizione di figure precedute da scene in cui protagonista dorme o si sveglia

3.6.3.1. figure materializzano desiderio/timore del protagonista

3.7. Rapporto tra individuo e immagine

3.8. Metz: spettatore acquista coscienza particolare tra sogno, fantasticheria e realtà

3.9. "Situazione pericolosa" (I wake up screaming, 1941) di Humberstone

3.9.1. talent scout e poliziotto, uniti da attrazione per Vicky (uccisa)

3.9.2. correlazione film/sonno (spettatori al cinema dormono)

3.10. "Lo sconosciuto del terzo piano" (1940) di Ingster

3.10.1. lacune della giustizia "addormentata"

3.10.2. sequenza onirica (introdotta da primo piano)

3.10.3. soggettività frammentata, allucinazione prolungata

3.11. "La donna del ritratto" (1944) di Lang

3.11.1. non è segnalato il passaggio sonno/veglia

3.12. "Vertigine" (Laura, 1944) di Preminger

3.12.1. eventi ambigui dopo che il poliziotto si addormenta

3.13. "La strada scarlatta" (1945) di Lang

3.13.1. ritorna motivo del ritratto

3.13.2. stesso cast di "La donna del ritratto"

3.13.2.1. insinua dubbio: gli eventi sono un sogno?

3.13.3. vetri, specchi e ombre duplicano i personaggi

3.13.4. squilibrio mentale (protagonista impazzisce)

3.14. Certi film sono stilisticamente divisi in due parti:

3.14.1. "La donna fantasma" (1944) di Siodmak, da Woolrich

3.14.1.1. mutamento stile dopo che Scott parla con la segretaria

3.14.1.1.1. ambienti stilizzati, poca luce, ombre, riprese scentrate

3.14.1.1.2. toglie credibilità

3.14.2. "La finestra socchiusa" (1948) di Tetzlaff, da Woolrich

3.14.2.1. cambio stile dopo che Tommy assiste a omicidio

3.14.2.1.1. è stato un incubo?

3.14.2.2. sogno come appagamento di desideri

3.15. Notte correlata a debolezza dell'intelletto che riposa. Tema della manipolazione:

3.15.1. "Donne e veleni" (1948) di Sirk

3.15.2. "Angoscia" (1944) di Cuckor

3.15.2.1. eventi nascono forse dall'immaginazione per riparare un trauma?

4. Spazio e tempo nel noir

4.1. Spazio

4.1.1. claustrofobia

4.1.1.1. tipico dell'horror

4.1.2. messa in scena opprime il personaggio

4.1.3. linee "a sbarra"

4.2. Tempo

4.2.1. presenza incombente del passato (spesso concretizzato in una figura)

4.2.1.1. tipico del melodramma

4.2.2. atmosfera di "tempo perduto" (Schrader)

4.2.3. impiego del flashback

4.3. Assenza dello spazio domestico (Sobchak)

4.3.1. Presenza di spazi impersonali, incoerenti, pubblici (bar, night club, stanze d'albergo)

4.3.1.1. Correlativo di un tempo instabile

4.3.1.2. provvisorietà

4.3.1.3. personaggi vivono alla giornata, nel presente

4.3.2. crisi degli ideali domestici

4.3.2.1. "Morirai a mezzanotte" (1947) di Mann

4.3.2.1.1. Telefono collega casa a mondo del crimine

4.3.2.1.2. fuga e soggiorni in luoghi provvisori

4.3.2.1.3. profanazione dello spazio domestico, assoggettato a regole e tempo del crimine

4.3.2.2. "Smarrimento" (1947) di Sherman

4.3.2.2.1. protagonista metodico e abitudinario diventa incapace di dominare il tempo

4.3.2.2.2. tempo provvisorio = luoghi di passaggio (bar, night club)

4.3.2.3. "Dietro la porta chiusa" (1948) di Lang

4.3.2.3.1. Trauma infantile

4.3.2.3.2. difficoltà a raccordare passato e presente

4.3.2.4. "Il tempo si è fermato" (The Big Clock, 1948) di Farrow

4.3.2.4.1. fuori luogo = fuori tempo

4.3.2.4.2. flashback

4.3.2.4.3. George abbandona il suo tempo domestico per passare una notte con una donna: da qua derivano i problemi

4.4. Tempo della storia breve. Articolazione della giornata in giorno e notte

4.4.1. notte segue regole proprie

4.5. Compresenza di passato e presente

4.5.1. Difficoltà a separare ricordi e aspettative

4.5.2. flashback crea temporalità contorta

4.5.3. "Schiavo della furia" (1948) di Mann

4.5.3.1. Joe e Pat in balia di passato e futuro

4.5.3.2. scena al porto (luogo di passaggio)

4.5.4. "La notte ha mille occhi" (1948) di Farrow

4.5.4.1. protagonista attraversato dal tempo

4.5.4.1.1. non sa più collocare eventi in ordine

4.5.4.2. Fermata del tram

4.5.5. "Lo strano amore di Marta Ivers" (1946) di Milestone

4.5.5.1. Incidente in auto interrompe la linearità spazio/temporale (strada)

4.5.5.2. sosta costringe a fare i conti col passato

4.6. Strada come figurazione del tempo:

4.6.1. "Un angelo è caduto" (1945) di Preminger

4.6.1.1. strada sempre uguale, oscura, senza punti di riferimento

4.6.1.2. strada spazializza il tempo: uniforme, senza progressione

4.6.2. "Detour" (1945) di Ulmer

4.6.2.1. protagonista "vagabondo"

4.6.2.2. strada: rettilinea striscia

4.6.2.2.1. continuità temporale inesorabile

4.6.2.3. destino come tempo ciclico

4.6.2.3.1. Inizio e fine del film sul ciglio di una strada, circolarità

5. Post-noir e neo-noir

5.1. Declino del noir dai primi anni 50:

5.1.1. neorealismo

5.1.2. scene urbane autentiche

5.1.3. desiderio di razionalità

5.1.3.1. esposizione logica dei fatti, polizia meticolosa

5.1.4. Per Schrader è seconda fase del noir (realismo postbellico)

5.1.5. figure a tutto tondo

5.1.6. criminalità organizzata

5.1.6.1. chiara contrapposizione tra bene e male

5.1.7. diffusione del colore (solo in parte vero)

5.1.8. "Un bacio e una pistola" (1955) di Aldrich

5.1.8.1. ancora in bianco e nero

5.1.8.2. trasparenza, nitidezza, concretezza

5.1.8.3. riprese on location

5.2. Anni 70 - fine secolo

5.2.1. citazionismo della nuova Hollywood

5.2.2. Post-noir

5.2.2.1. apice della cannibalizzazione di forme e stili del postmoderno (Jameson)

5.2.3. Hirsch distingue tra film:

5.2.3.1. imitativi (manierismo)

5.2.3.2. edipici (fedeli al temperamento del noir)

5.2.3.2.1. Neo-noir